
Ernia del disco dopo i 70 anni: cosa fare? Quando operare e quando scegliere una cura conservativa
Avere un’ernia del disco dopo i 70 anni non significa automaticamente doversi operare.
E non significa nemmeno che mal di schiena, sciatica o difficoltà a camminare debbano essere accettati semplicemente perché “alla sua età è normale”.
Dopo i 70 anni, però, la situazione è spesso più complessa rispetto a quella di un paziente giovane.
Nella stessa risonanza magnetica possiamo trovare contemporaneamente:
- ernia del disco;
- protrusioni;
- artrosi;
- stenosi del canale vertebrale;
- stenosi foraminale;
- discopatia;
- spondilolistesi;
- alterazioni Modic;
- osteoporosi.
La domanda più importante, quindi, non è soltanto “quanto è brutta la mia risonanza?”, ma, “quale di queste alterazioni sta realmente provocando i miei sintomi?”
E subito dopo: “qual è il trattamento più appropriato e sicuro per me?”
Si può avere un’ernia del disco anche a 70 o 80 anni?
Sì.
Con l’avanzare dell’età il disco intervertebrale cambia progressivamente struttura, perde parte della sua idratazione e può andare incontro a processi degenerativi.
Ernie e protrusioni possono quindi essere presenti anche dopo i 70 anni.
Ma c’è un concetto fondamentale da comprendere: trovare un’ernia alla risonanza non significa automaticamente che quella sia la causa del dolore.
Con l’età aumentano infatti anche altri reperti radiologici.
Artrosi, stenosi, degenerazione discale e protrusioni possono essere presenti contemporaneamente, anche in persone che non hanno sintomi importanti.
Per questo a Milano Chiropratica ripetiamo spesso: “non bisogna curare la risonanza. Bisogna curare la persona.”
La risonanza è importantissima.
Ma deve essere interpretata insieme alla storia clinica e alla visita.
Ernia, artrosi o stenosi: cosa provoca davvero la sciatica?
Una persona di 75 anni può arrivare da noi con una risonanza che parla di: “ernia L4-L5, protrusione L5-S1, stenosi foraminale, artrosi interapofisaria e discopatia degenerativa”.
Leggere tutte queste parole può comprensibilmente spaventare.
Ma non significa necessariamente che tutti questi reperti siano responsabili dei sintomi.
Il dolore che parte dalla schiena o dal gluteo e scende lungo la gamba può dipendere da un’irritazione di una radice nervosa.
Ma bisogna capire quale radice è coinvolta e perché.
Per questo la valutazione dovrebbe prendere in considerazione:
- distribuzione del dolore;
- formicolio;
- alterazioni della sensibilità;
- forza muscolare;
- riflessi;
- capacità di camminare;
- equilibrio;
- movimento della colonna;
- movimento delle anche;
- esami radiologici;
- evoluzione dei sintomi nel tempo.
Due persone con una risonanza molto simile possono avere quadri clinici completamente differenti.
A 70 o 80 anni un’ernia deve essere operata?
No, non automaticamente.
Le raccomandazioni internazionali considerano generalmente il trattamento conservativo come prima scelta nei pazienti con ernia lombare quando non sono presenti deficit neurologici importanti, progressivi o altre condizioni che richiedono un intervento urgente.
L’età, da sola, non modifica questo principio.
Ma dopo i 70 anni è ancora più importante valutare attentamente la situazione generale del paziente.
L’obiettivo non dovrebbe essere quello di evitare l’intervento chirurgico a tutti i costi, ma capire quando è ragionevole provare una cura conservativa e quando invece aspettare potrebbe essere un errore.
Quando l’ernia richiede una valutazione chirurgica rapida?
Il dolore può essere molto intenso e comunque non rappresentare un’emergenza neurologica.
Al contrario, a volte il dolore diminuisce ma il nervo continua a perdere funzione.
Per questo non dobbiamo valutare soltanto quanto male sente il paziente.
Prestiamo particolare attenzione a:
- perdita progressiva della forza;
- piede cadente;
- crescente difficoltà a camminare;
- perdita significativa della sensibilità;
- peggioramento rapido dei deficit neurologici;
- alterazioni importanti dei riflessi associate ad altri deficit;
- problemi nel controllo della vescica o dell’intestino;
- perdita di sensibilità nella zona genitale o “a sella”.
Gli ultimi sintomi possono essere compatibili con una sindrome della cauda equina e richiedono una valutazione medica urgente.
Dopo i 70 anni il nervo non va sottovalutato solo perché il paziente è anziano.
Dolore forte significa necessariamente ernia grave?
No.
L’intensità del dolore e la gravità del danno neurologico non coincidono sempre.
Un paziente può avere:
- dolore molto intenso senza deficit motorio significativo;
oppure:
- dolore relativamente modesto ma perdita di forza.
È uno dei motivi per cui la visita clinica è fondamentale.
In un paziente con sciatica valutiamo quindi non soltanto il dolore ma anche: forza, sensibilità, riflessi e capacità di movimento.
E se la risonanza mostra stenosi oltre all’ernia?
È molto frequente dopo i 70 anni.
La stenosi significa che alcuni spazi attraverso cui passano le strutture nervose si sono ridotti.
Ma anche in questo caso bisogna mettere insieme immagine e sintomi.
Per esempio, una stenosi può essere più sospetta quando il paziente riferisce:
- difficoltà crescente a camminare;
- pesantezza o dolore alle gambe dopo una certa distanza;
- necessità di fermarsi;
- beneficio sedendosi o flettendo la schiena.
Un’ernia può invece presentarsi con un quadro radicolare più specifico.
Le due condizioni possono anche coesistere.
Per questo una diagnosi basata soltanto sul referto rischia di essere incompleta.
Si può fare chiropratica dopo i 70 anni?
L’età da sola non è una controindicazione.
Ma un paziente di 75, 80 o 90 anni non deve essere trattato come un paziente giovane.
Prima di iniziare qualsiasi trattamento è necessario conoscere:
- presenza e grado di osteoporosi;
- eventuali fratture;
- interventi precedenti;
- farmaci assunti;
- patologie neurologiche;
- condizioni cardiovascolari;
- equilibrio;
- rischio di caduta;
- forza;
- autonomia;
- esami disponibili.
La tecnica deve essere adattata al paziente.
In presenza di fragilità, osteoporosi importante o altre condizioni possono essere necessarie tecniche molto delicate e a bassa forza, mentre alcune manovre possono non essere appropriate.
Osteoporosi non significa automaticamente “non si può essere trattati”.
Significa che bisogna sapere come, dove e con quale intensità intervenire.
Come affrontiamo l’ernia nell’anziano a Milano Chiropratica
A Milano Chiropratica – Studio Mazzini utilizziamo un approccio integrato.
La valutazione può coinvolgere:
- chiropratico;
- medico ortopedico;
- fisioterapista;
- altri professionisti quando indicato.
Non esiste un protocollo identico per tutti.
Una persona di 72 anni che gioca ancora a tennis ha esigenze completamente diverse da una persona di 88 anni con osteoporosi, debolezza muscolare e precedenti cadute.
Il trattamento deve adattarsi alla persona, non il contrario.
Nell’anziano non basta togliere il dolore
Questo è un punto fondamentale.
Quando lavoriamo con una persona anziana, il nostro obiettivo non è soltanto ridurre il dolore.
Dobbiamo chiederci:
- riesce ad alzarsi dalla sedia?
- riesce a camminare?
- riesce a fare le scale?
- può uscire di casa?
- ha paura di cadere?
- sta perdendo forza?
- sta riducendo progressivamente le proprie attività?
Per un paziente di 80 anni tornare a fare autonomamente una passeggiata può essere un risultato molto più importante di un semplice numero sulla scala del dolore.
Dolore, mobilità, forza ed equilibrio devono essere considerati insieme.
È meglio riposare o muoversi?
In assenza di indicazioni mediche specifiche, un’immobilità prolungata non è generalmente la strategia ideale.
Nella fase molto acuta può essere necessario ridurre temporaneamente alcune attività.
Ma appena possibile, il movimento dovrebbe essere recuperato gradualmente.
Il percorso può includere:
- cammino progressivo;
- esercizi individualizzati;
- recupero della forza;
- lavoro sull’equilibrio;
- mobilità;
- strategie per migliorare la sicurezza nelle attività quotidiane.
La quantità e il tipo di esercizio devono essere personalizzati.
L’ernia può riassorbirsi anche nell’anziano?
Alcune ernie discali possono andare incontro a una riduzione spontanea delle loro dimensioni nel tempo.
Questo fenomeno è documentato in letteratura, soprattutto per alcune forme di ernia estrusa o sequestrata.
Ma il punto clinicamente importante è un altro: non aspettiamo semplicemente che “l’ernia sparisca”.
Durante il periodo di trattamento conservativo dobbiamo monitorare la persona e verificare che:
- la funzione neurologica non peggiori;
- la forza sia stabile o migliori;
- il cammino non peggiori;
- il dolore evolva favorevolmente;
- non compaiano red flags.
Quando può essere utile chiedere una seconda valutazione?
Una valutazione multidisciplinare può essere particolarmente utile quando:
- il dolore dura da settimane o mesi;
- la sciatica limita il cammino;
- il dolore continua a tornare;
- la risonanza mostra molti reperti contemporaneamente;
- sono già state provate diverse terapie;
- è stato proposto un intervento chirurgico;
- il paziente vuole capire se esistono ancora opzioni conservative;
- nessuno ha controllato recentemente forza, sensibilità e riflessi.
Domande frequenti
A 80 anni posso ancora avere un’ernia del disco?
Sì. Ernie e protrusioni possono essere presenti anche nell’anziano, spesso insieme ad artrosi, stenosi e degenerazione discale.
A 70 anni devo operarmi se ho un’ernia?
Non necessariamente. La decisione dipende dai sintomi, dalla visita neurologica, dai reperti radiologici e dalla risposta alle cure conservative.
Una grossa ernia deve sempre essere operata?
No. Le dimensioni dell’ernia sono soltanto uno degli elementi da valutare. Sintomi e funzione neurologica sono fondamentali.
Se ho stenosi e ernia, quale delle due causa il dolore?
Non è possibile stabilirlo soltanto leggendo la risonanza. Bisogna correlare i reperti con sintomi e visita clinica.
Posso fare chiropratica se ho l’osteoporosi?
Dipende dalla gravità dell’osteoporosi e dalle condizioni della persona. Possono essere necessarie tecniche molto delicate e alcune manovre possono essere controindicate.
Quando l’ernia diventa urgente?
Perdita progressiva di forza, piede cadente o peggioramento neurologico richiedono una valutazione rapida. Disturbi sfinterici o anestesia a sella richiedono invece una valutazione medica urgente.
In conclusione
Dopo i 70 anni bisogna evitare due errori opposti.
Il primo è pensare:
“Alla sua età è normale avere male. Non c’è niente da fare.”
Il secondo è pensare:
“C’è un’ernia nella risonanza, quindi bisogna necessariamente operarla.”
La realtà è più complessa.
Bisogna capire quale struttura sta realmente provocando i sintomi, come sta funzionando il nervo e quali sono le condizioni generali della persona.
Solo allora è possibile scegliere con maggiore sicurezza tra trattamento conservativo, monitoraggio e valutazione chirurgica.
A Milano Chiropratica – Studio Mazzini il paziente viene valutato in modo multidisciplinare per capire se il suo caso è adatto a un percorso conservativo oppure se sia più appropriato indirizzarlo verso uno specialista.
Milano Chiropratica – Studio Mazzini
Direttore Sanitario: Dott.ssa Antonietta Elia, Medico Chirurgo Specialista in Ortopedia e Traumatologia
Articolo redatto con la supervisione clinica del Dr. Manuel Mazzini DC
Data di aggiornamento: settembre 2026
Riferimenti scientifici
Yaman O, Guchkha A, Vaishya S, et al. The role of conservative treatment in lumbar disc herniations: WFNS Spine Committee recommendations. World Neurosurgery X. 2024.
NICE. Low back pain and sciatica in over 16s: assessment and management. Guideline NG59.
Brinjikji W, Luetmer PH, Comstock B, et al. Systematic literature review of imaging features of spinal degeneration in asymptomatic populations. AJNR American Journal of Neuroradiology. 2015.
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